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Accensione riscaldamento 2025/2026: date, regole e zone climatiche

Accensione riscaldamento 2025/2026: date, regole e zone climatiche

Accensione riscaldamento 2025/2026: date, regole e zone climatiche

Quali sono le regole per la gestione e accensione riscaldamento in Italia?

L’accensione del riscaldamento in Italia è regolata da una normativa nazionale che stabilisce periodi, orari e temperature massime in base alle diverse zone climatiche.

L’inverno 2025/2026 verrà ricordato come uno degli inverni con le precipitazioni, più intense degli ultimi anni e anche uno dei più freddi. Per questo motivo, conoscere le regole sull’accensione del riscaldamento è fondamentale per garantire comfort in casa, rispettare la normativa vigente e ridurre i consumi energetici.

In questa guida completa scoprirai quando è possibile accendere il riscaldamento, quali sono le date ufficiali per ogni zona climatica e quali limiti di temperatura rispettare.

Quando è consentita l’accensione del riscaldamento

L’accensione degli impianti di riscaldamento è disciplinata dal D.P.R. 412/1993, che stabilisce periodi e limiti di utilizzo in base alla zona climatica del comune.

Di seguito il calendario ufficiale per l’inverno 2025/2026:

Date e ore di accensione del riscaldamento per zona climatica

Zona climatica Periodo di accensione Ore giornaliere
Zona A 1° dicembre – 15 marzo 6 ore
Zona B 1° dicembre – 31 marzo 8 ore
Zona C 15 novembre – 31 marzo 10 ore
Zona D 1° novembre – 15 aprile 12 ore
Zona E 15 ottobre – 15 aprile 14 ore
Zona F Nessun limite Nessuna limitazione

Nella zona F non sono previste restrizioni sulle date e sulle ore di accensione del riscaldamento, a causa delle condizioni climatiche particolarmente rigide.

Quando posso accendere il riscaldamento nel mio comune

Per sapere quando è possibile accendere il riscaldamento nel proprio comune, è necessario conoscere la zona climatica di appartenenza.

La classificazione delle zone climatiche si basa sul parametro dei gradi-giorno, che misura la differenza tra la temperatura interna convenzionale (20 °C) e la temperatura esterna media annuale.
👉 Più alto è il valore dei gradi-giorno, più rigido è il clima e più elevata è la zona climatica.

La fascia climatica di un comune dipende principalmente da:

  • altitudine sul livello del mare;
  • condizioni climatiche locali;
  • numero di giorni con temperature inferiori a 20 °C.

All’interno della stessa provincia possono esserci comuni appartenenti a zone climatiche diverse, come dimostra l’esempio della provincia di Genova:

  • Genova: zona climatica D
  • Ronco Scrivia (334 m s.l.m.): zona climatica E
  • Torriglia (769 m s.l.m.): zona climatica F

Per verificare la zona climatica del tuo comune, puoi consultare l’Allegato A del D.P.R. 412/1993, che contiene l’elenco completo dei comuni italiani.

Cosa sono le zone climatiche

Le zone climatiche sono una classificazione territoriale che divide l’Italia in sei aree, dalla zona A (più calda) alla zona F (più fredda).
Questa suddivisione serve a definire le regole sull’accensione del riscaldamento, inclusi periodi, ore di utilizzo e limiti di temperatura.

La suddivisione è stata introdotta dal D.P.R. 412 del 26 agosto 1993, che assegna ogni comune a una zona climatica in base al valore dei gradi-giorno.

Clicca sull’allegato per individuare il tuo comune:

Zone climatiche: elenco dei capoluoghi di provincia

Di seguito la classificazione delle zone climatiche per i capoluoghi di provincia e alcune località specifiche:

Aree climatiche
(foto wikimedia commons)

Zona A

Lampedusa, Linosa, Porto Empedocle

Zona B

Agrigento, Catania, Crotone, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa, Trapani

Zona C

Bari, Benevento, Brindisi, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Imperia, Latina, Lecce, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari, Taranto

Zona D

Ancona, Ascoli Piceno, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Firenze, Foggia, Forlì, Genova, Grosseto, Isernia, La Spezia, Livorno, Lucca, Macerata, Massa, Carrara, Matera, Nuoro, Pesaro, Pescara, Pisa, Pistoia, Prato, Roma, Savona, Siena, Teramo, Terni, Verona, Vibo Valentia, Viterbo

Zona E

Alessandria, Aosta, Arezzo, Asti, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Como, Cremona, Enna, Ferrara, Cesena, Frosinone, Gorizia, L’Aquila, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Novara, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Rovigo, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Verbania, Vercelli, Vicenza

Zona F

Belluno, Cuneo

Limiti di temperatura del riscaldamento

La normativa italiana stabilisce anche i limiti di temperatura degli ambienti:

  • 20 °C (+2 °C di tolleranza) per abitazioni, uffici e attività commerciali;
  • 18 °C (+2 °C di tolleranza) per edifici industriali e artigianali.

In caso di situazioni meteorologiche particolari i sindaci hanno la possibilità di anticipare e posticipare la data di accensione riscaldamento.

Deroghe all’accensione del riscaldamento

In caso di condizioni climatiche particolarmente rigide, i comuni possono autorizzare deroghe alle date ufficiali di accensione del riscaldamento.

Nei condomini, l’accensione degli impianti è generalmente gestita dall’amministratore, nel rispetto della normativa nazionale e delle eventuali ordinanze comunali.

Accensione riscaldamento – Domande frequenti

È possibile accendere il riscaldamento prima delle date ufficiali in caso di temperature particolarmente basse o su autorizzazione del comune tramite ordinanza.

Nei condomini l’accensione del riscaldamento è gestita dall’amministratore, nel rispetto della normativa nazionale e delle eventuali disposizioni comunali.

La normativa prevede generalmente 20 °C (+2 °C di tolleranza) per abitazioni e uffici e 18 °C (+2 °C) per edifici industriali.

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Immagine in evidenza: Pixabay

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